La Val dei Preti 2012 - Roero Arneis Docg - Matteo Correggia


La primavera è ormai alle porte e noi ci apprestiamo a formulare la nuova carta dei vini spumanti, bianchi, rosati, dolci e passiti per il 2019. Abbiamo iniziato ad assaggiare i primi arrivi e oggi presentiamo un vino di Matteo correggia, un uomo simbolo per tutta la zona del Roero.

1967 - La prima vinificazione in purezza dell’Arneis

Renesium, un nome simile all’Arneis compare per la prima volta nel 1478 in un documento di conti di Roero. In realtà si riferiva a vigneti nel comune di Canale. Il nome evolve e nel 1810 compare “Arneis” in un inventario dei vini della cantina del castello di Monticello, sempre appartenente ai conti di Roero. Alfredo Currado, diplomato enologo in Alba nel 1973, inizialmente lavorò presso le cantine Coppo a Canelli, in seguito svolse attività di consulente vitivinicolo. Nel 1960, alla morte prematura dello suocero, assunse la carica di responsabile tecnico delle cantine Vietti di Castiglione Falletto. Su vecchi libri trovò l’indicazione del vitigno Ruchè. Lo vinificò nella tipologia novello, ma non funzionò. Trovò anche qualche citazione di Arneis, ma all’epoca il problema consisteva nel dove reperire le uve. Nella valle dei Lunghi di Santo Stefano Roero finalmente trovò qualche vite, qua e là, chiamata “nebbiolo bianco”. Andò a parlare al parroco di Santo Stefano Roero il quale mostrò interesse e nell’omelia domenicale disse ai parrocchiani: “Chi ha nebbiolo bianco lo porti al peso domani, un produttore albese lo compera”. Il giorno seguente al peso di Santo Stefano arrivarono 47 contadini con i cestini. Chi a piedi, chi a cavallo, ma con poca uva. In totale pesò 12 quintali di arneis. Caricata su un camioncino, la trasferì a Castiglione Falletto. Era il 15 settembre del 1967: la prima vinificazione dell’arneis in purezza. Pigiatura con diraspatura, fermentazione con le bucce. Dopo pochi giorni effettuò la svinatura e proseguì la fermentazione del mosto in un piccolo recipiente di legno di circa 7 hl. A fine fermentazione travasò il vino. In primavera seguirono filtrazione, chiarificazione e imbottigliamento. Usò renane con etichetta “Arneis valle dei Lunghi” e scatole da 12, per una produzione totale di 1000 bottiglie. Alfredo aveva ottimi rapporti con Luigi Veronelli per il Barolo cru “Rocche” di Castigliane Falletto. Inviò un cartone, l’Arneis piacque moltissimo a Veronelli. Lo recensì sul settimanale Panorama: “Un vino dal nerbo viperino scrisse fiorale- fruttato fresco acido vibra come la coda di una vipera.” Con l’articolo crebbe l’interesse, iniziò l’avventura dell’Arneis.

1985 - Matteo Correggia si dedica al vino

Quando nel 1985 Matteo Correggia ereditò la piccola realtà agricola di famiglia, il boom della viticoltura era ancora lontano e alla sinistra del fiume Tanaro dove era usuale coltivare frutta e ortaggi accanto alle viti, da cui si ricavavano vini destinati perlopiù a pochi intimi. Matteo era un giovane ed appassionato agricoltore che decise di credere al suo progetto a cui non vi avrebbe mai rinunciato per nulla al mondo: fare e produrre vini da ricordare. Non fu una scelta facile la sua, perché fare vini di qualità in una terra sottovalutata e incompresa sembrò ai più una velleitaria presunzione. La realtà era dura, i pregiudizi numerosi, ma Matteo non si fece mai scoraggiare da chi diceva che il Roero non poteva regalare grandi vini e da chi diffidava delle sue nuove tecniche in cantina. Il suo progetto era quello di creare vini degni di portare il nome del Roero nel mondo, valorizzando il terroir, fino ad allora sottovalutato. Ci riuscirà con il Ròche d’Ampsèj, primo vino a denominazione Roero a volare oltreoceano. Presto il suo lavoro avanguardista venne notato da Roberto Voerzio ed Elio Altare, i quali iniziano a dargli consigli e a seguirne i progressi. Matteo di lì a poco entrò a far parte dei Barolo Boys, lui, unico non-barolista, di cui condivideva gli ideali di cambiamento, ma non seguì gli stessi stili di vinificazione, poiché non adatti al territorio del Roero, capace di donare nebbioli estremamente eleganti e floreali.

Per la produzione dei suoi vini, in anticipo sugli altri vignaioli della zona, suddivide e denomina i vari vigneti. Il 1987 vede la nascita dei primi Cru, Marun (barbera in purezza) e La Val dei Preti (vino da 100% nebbiolo),

Se oggi il Roero è una realtà affermata nel panorama vitivinicolo mondiale, possiamo dire che molto del merito va proprio dato al coraggio di Matteo. Oggi le redini della cantina sono tenute con mano ferma dalla moglie Ornella Costa e dal giovane figlio Giovanni, capaci di interpretare alla perfezione la filosofia di Matteo, portando avanti anche un percorso di conversione biologica certificata. In cantina la sperimentazione non si è mai fermata, grazie anche alla grande competenza dell’enologo Luca Rostagno, mentre in vigna si registrano viti vecchie anche fino ad 80 anni di età, lavoro esclusivamente manuale e suoli particolarmente sabbiosi, ricchi di fossili e sali minerali, curati fino all’ultimo dettaglio.

La Val dei Preti 2012 – Roero Arneis Docg - Matteo Correggia (Canale d'Alba)

Punteggio Wine Enthusiast: 92

"Bright red berry, blue flower, chopped herb, menthol and cake spice aromas lift out of the glass. The bright, elegantly structured palate delivers juicy Morello cherry, raspberry jelly, white pepper, anise and a hint of game while fine-grained tannins provide polished support. Drink through 2022".

Vitigno: Nebbiolo 100% Bottiglie annue: 10.000 in media

Terreno: sabbioso (69% sabbia fine, 4% sabbia grossa, 29% limo, 2% argilla)

Esposizione e altitudine: sud / 290-260 m s.l.m. Vendemmia: manuale, inizio ottobre Allevamento: controspalliera Potatura: Guyot

Densità dell’impianto: 5500 viti per ettaro Resa per ettaro: 45-50 hl

Vinificazione: 10-12 giorni macerazione sulle bucce in inox

Affinamento: almeno 15 mesi in botti 30hl e in legni piccoli usati e almeno 10 mesi in bottiglia

Prezzo di vendita in somministrazione: euro 30,00


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