Dissertazioni sui paesaggi vitivinicoli del Monferrato


“Ecco perchè, in quel breve viaggio in auto da Fubine Monferrato a Cella Monte, è nata l’idea delle mappe dei vigneti…”

Il 12 aprile ho avuto l’onore e il piacere di partecipare alla presentazione ufficiale del corso post diploma per periti agrari “Mastro in Cantina” tenutosi presso Enosis Meraviglia, a Fubine Monferrato.

A fare gli onori di casa, nonché a introdurre il dibattito, il dott. DONATO LANATI, come suo solito, in pochi istanti è riuscito a catturare l’attenzione di tutti i presenti con parole così ricche di contenuti interessanti e con quel suo modo d’interagire che lo rende un intrattenitore particolarmente carismatico.

Le sue parole introduttive sembrano preannunciare un concetto sentito più volte nel corso degli ultimi mesi trascorsi a visitare le attività del Monferrato: “Abbiamo perso molto smalto nei confronti delle Langhe”. A dire il vero, rincara ulteriormente la dose affermando anche che “in Italia produciamo più vino dei francesi ma fatturiamo cinque volte meno”. Solo nel proseguo della discussione, ancora una volta, ho capito che le sue parole non erano semplici frasi fatte ma che racchiudevano concetti preziosi e meritevoli di un attento approfondimento.

Il dott. Lanati prosegue il suo discorso citando personaggi illustri del calibro di LANZA, OTTAVI, MARESCALCHI, ZAVATTARO e MARTINOTTI, e descrivendo il loro prezioso contributo nel contribuire a rendere Casale Monferrato “la Capitale del Regno Enologico” agli inizi del 1900.

Riferendosi al territorio del Monferrato, inoltre, il dott. Lanati conclude il suo discorso dichiarando di essere convinto che nella Valle Ghenza vi siano almeno 4 ettari di vigneto, da lui stesso identificati, in grado di produrre un vino di caratura internazionale.

Forte del suo motto “Bisogna legarsi ai più forti e non ai più deboli”, per sviscerare al meglio questi due concetti importanti, il dott. Lanati introduce il primo dei suoi illustri ospiti, ovvero il prof. MARIO FREGONI. Si tratta di una vera e propria autorità nel mondo dell’enologia, laureato in Scienze Agrarie all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, titolare della Cattedra di Viticoltura, Autore di oltre 300 ricerche e 12 libri. Fondatore e direttore di diverse riviste vitivinicole, è membro di 12 accademie scientifiche italiane e estere. Nel corso della sua carriera, è stato insignito di due onorificenze all’estero, in Spagna e in Francia e di tre lauree Honoris Causa presso le Università di Budapest, Bucarest e Santiago del Cile. E’ stato Presidente del Comitato Nazionale Italiano Vini DOC, nominato dal senatore PAOLO DESANA (Casale Monferrato, 7 gennaio 1918 - Casale Monferrato, 19 gennaio 1991), ovvero il principale promotore e primo firmatario della legge 930 sulla DOC dei vini italiani. Il Prof. Fregoni porta con se un libro di fine ‘800, scritto da OTTAVIO OTTAVI ( Zandigliano, 15 agosto 1849 - Casale Monferrato, 12 gennaio 1893), già citato dal dott. Lanati. Nel 1875 ha fondato a Casale Monferrato, il Giornale Vinicolo Italiano, un riferimento per 57 anni ha tenuto il primato fra i periodici viti-vinicoli in Italia. Tra i numerosi trattati e le monografie da lui scritti, l'opera sua più poderosa, e che diffuse la sua fama in tutto il mondo, è la Viticoltura teorico-pratica (Casale Monferrato 1885) che ebbe 4 edizioni. Ed è proprio dalla lettura di alcuni passaggi di questo libro che il prof. Fregoni inizia a costruire la sua dissertazione sull’enologia piemontese.

Sul finire del 1800, il Piemonte contava 117.500 ettari vitati e 2.700.000 ettolitri prodotti. Era la prima regione vitivinicola italiana, davanti alla Lombardia. La sola provincia di Alessandria, che allora comprendeva anche l’attuale provincia di Asti, quindi un territorio assimilabile al Monferrato, contava 96.000 ettari vitati e 2.400.000 ettolitri prodotti (88% della produzione piemontese). Ecco perché Casale Monferrato, a tutti gli effetti, era la Capitale del Regno Enologico agli inizi del 1900.

A distanza di poco più di 115 anni, i numeri parlano di una situazione profondamente modificata. Il Piemonte è diventata la sesta regione italiana in termini di produzione. Dai 117.500 ettari vitati di fine ‘800 si è passati agli attuali 43.000 ettari, con un decremento di 74.500 ettari (-60%). L’aggregato delle provincia di Alessandria e di Asti, è passato da 96.000 ettari vitati di fine ‘800 agli attuali 26.000 ettari, con un decremento di 70.000 ettari (-72%).

Una situazione che ha visto modificare il paesaggio vitivinicoli italiano in modo radicale. Se in poco più di 115 anni nel mondo sono stati “persi” 2,5 milioni di ettari di vigneto (da 10 mln a 7,5 mln), l’Italia da sola ne ha persi 2,35 milioni (da 3 mln a 650.000). Questo a scapito di nuove regioni emergenti in tema di viticultura come la Cina che in soli 10 anni, dal 2004 al 2014, è passata da 40.000 ettari a 120.000 ettari con rese che sono scese da un massimo di 140 ettolitri ad ettaro a 90 ettolitri ad ettaro, ovvero molto simili alle nostre. Per intenderci, già oggi in Cina ci sono più di quattro volte i vigneti presenti in Monferrato.

A conclusione del suo discorso, il prof. Fregoni cita quella che per lui è l’unica ricetta possibile per cercare di tornare ai fasti del recente passato: lavorare sul concetto di cultura e di territorio e passare dal nome del vitigno a quello del Cru.

Il pomeriggio prosegue con l’intervento di un altro personaggio autorevole nel mondo della vitivinicoltura, ovvero del prof. ROCCO DI STEFANO, famoso e stimato ricercatore nonché professore universitario. Nel durante di molti concetti importanti basati su conoscenza, processi biochimici, aromi e cambiamenti climatici, una sua frase in particolare raccoglie tutto il mio interesse: “Non si può fare un grande vino senza una grande uva. Questa, però, è una condizione necessaria ma non sufficiente”.

Da questa interessante esperienza fatta a Enosis Meraviglia, nel mio viaggio di ritorno verso Cella Monte tre concetti su tutti assillano la mia mente.

Il primo è legato alla diminuzione del territorio vitato nella nostra regione e in particolare nel Monferrato. Il fatto che si sia passati da 96.000 ettari vitati di fine ‘800 agli attuali 26.000 ettari, visivamente vuol dire che di 10 spazi vitati sulle colline ne sono rimasti poco più di 2. In alcuni casi gli 8 spazi persi si sono trasformati in campi coltivati, in altri, specie sui terreni più ripidi, in boschi ormai selvaggi. Mi vengono in mente le estati trascorse da ragazzo a Serralunga di Crea, i pochi filari rimasti sotto casa dei miei nonni e i terrazzamenti ormai incustoditi a testimoniare un recente passato fatto di vigne. Mi vengono in mente la vigna di mio cugino Alfredino, quella dello zio Sandrino e molte altre, tutti spazi ormai sovrastati da una vegetazione sempre più fitta. Mi vengono in mente i carri colmi di uva dopo la vendemmia e il profumo del mosto fuoriuscire dalle cantine.

Il secondo concetto è legato la discorso basato sulla qualità, in particolare alla circostanza in base alla quale non è possibile fare un grande vino senza una grande uva.

Infine, il terzo concetto è quello del potenziale vitivinicolo della nostra zona, in particolare alla circostanza che vi siano terreni in grado di produrre vini di assoluto valore.

Tre concetti che si possono racchiudere perfettamente nella ricetta del prof. Fregoni, ovvero nel concetto di CULTURA e di TERRITORRIO.

“Ecco perchè, in quel breve viaggio in auto da Fubine Monferrato a Cella Monte, è nata l’idea delle mappe dei vigneti…”. Un qualcosa di apparentemente semplice, potenzialmente in grado di ridare luce sui fasti di un glorioso passato e, forse, di un radioso futuro.


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